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Dopo il presidio del 28 settembre

Posted: Settembre 30th, 2019 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Tags: | Commenti disabilitati su Dopo il presidio del 28 settembre
Sabato 28 settembre un gruppo di compagn* è tornato sotto le mura del CPR di 
Ponte Galeria per portare solidarietà alle persone recluse all’interno.
Il presidio si è svolto pochi giorni dopo la rivolta che il 20 settembre ha
infiammato la sezione maschile portando alla distruzione 5 sezioni su 7.
Le rivolte che frequentemente avvengono all’interno dei CPR danno la
possibilità ax detenutx di riprendersi la prorpia libertà, come è successo a quasi 30
persone, e impedisce nuove retate in città, riducendo la capacità di
posti disponibili nella struttura.
Questo si è dimostrato essere l’unico metodo valido per bloccare o rallentare la
macchina delle espulsioni. Non le parole dei garanti dei diritti o degli
attivisti rimbalzate sui giornali, ma la resistenza e la rivolta dex
reclusx, vittime della politica di gestione dell’immigrazione, finalizzata alla
schiavitù a vantaggio del mercato, delle imprese e delle aziende agricole.
L’amministrazione è interessata al ripristino il prima possibile della piena 
funzionalità del CPR e sta intervenendo misurando la salubrità dell’aria delle sezioni
danneggiate. Ci viene raccontato però che durante le rilevazioni le finestre restano
aperte e che per chi è costretto a dormire all’interno, l’aria è irrespirabile e
le narici diventano nere.
Dal maschile chi è prigioniero ha voluto contattare il presidio per un saluto ax
solidalx.
Dalla sezione femminile le recluse hanno comunicato che per tutta la durata del
presidio sono state rinchiuse nelle sezioni più lontane dalle mura senza la
possibilità di uscire.
Torneremo presto sotto le mura del CPR per portare solidarietà alle recluse
e ai reclusi, nonostante la repressione che colpisce ogni forma di opposizione,
per far uscire la voce diretta delle persone rinchiuse.
SOLIDARIETA’ A TUTT* RIVOLTOS*
SOLIDARIETA’ ALLE PERSONE COLPITE DALLA REPRESSIONE DELLO STATO
CONTRO TUTTE LE GABBIE

Sul presidio del 28 luglio davanti al CPR di Ponte Galeria

Posted: Agosto 4th, 2019 | Author: | Filed under: Aggiornamenti | Commenti disabilitati su Sul presidio del 28 luglio davanti al CPR di Ponte Galeria

Domenica 28 luglio un centinaio di solidali si sono incontrat* per il consueto presidio sotto le mura del CPR di Ponte Galeria. Questa volta l’intenzione era di estendere il saluto anche ai reclusi della sezione maschile, riaperta a inizio giugno. Tre blindati e un gruppo di celere erano già schierati a bloccare la strada; la polizia si è mostrata subito molto tesa all’avvicinarsi de* solidali, ed ha impedito di raggiungere il maschile. Le persone presenti si sono quindi raggruppat* in prossimità dell’entrata del CPR, e da lì i numerosi cori rivolti ai reclusi e alle recluse hanno cercato di rompere il silenzio del CPR.

La sezione maschile ha subito una ristrutturazione volta a riparare i danni della rivolta del 2015 che ne aveva comportato la chiusura, e con l’occasione è stata introdotta una nuova organizzazione interna. I reclusi sono ora divisi in sei grandi celle, non comunicanti tra loro, e non ci sono zone comuni. I pasti sono consumati all’interno delle celle e i cellulari sono sequestrati all’arrivo. La comunicazione all’esterno è consentita solo attraverso telefoni pubblici tramite schede prepagate.

Evidente è la sempre maggiore attenzione che le prefetture delle città dove si trovano i CPR pongono per tentare di ostacolare il più possibile la comunicazione tra chi è rinchius* – con l’intenzione di prevenire forme di organizzazione collettiva – e tra chi è dentro e chi è fuori: qualsiasi forma di contatto e solidarietà dall’esterno viene ostacolata, l’isolamento rimarcato. Se ogni tanto leggiamo articoli di giornalist* e associazioni che hanno il permesso di entrare, che si focalizzano sulle storie individuali e fanno leva sul pietismo e la vittimizzazione, di certo le resistenze e le lotte quotidiane – individuali e collettive – che le donne e gli uomini di tutti i centri di detenzione per migranti dell’Occidente portano avanti contro le violenze, le umiliazioni e i soprusi devono rimanere nascoste, la voce delle persone direttamente interessate deve essere zittita.
All’esterno sono visibili le nuove mura e le reti sul tetto, più alte e resistenti. Tutto questo non ha comunque impedito la rivolta e l’evasione, avvenuta solo pochi giorni dopo l’inaugurazione, che ha permesso a dodici uomini di tornare in libertà.
Numerosi interventi in diverse lingue al microfono e il ritmo della murga hanno cercato di raggiungere i/le reclus* di entrambe le sezioni, purtroppo si sono udite risposte flebili e sporadiche. Probabilmente, come successo in passato, le persone sono state rinchiuse prima dell’inizio del presidio in zone lontane dalle mura.
Oltre ai cori di solidarietà sono state comunicate le numerose notizie provenienti dai CPR di tutta Italia, le rivolte a Torino, lo sciopero della fame nel CRA di Lione e nel CPR di Pian del Lago, la morte di Sahid nel CPR di Torino.

I CPR sono l’ultimo anello del sistema delle frontiere, che opera in tutto il mondo per gestire e controllare la capacità delle persone di muoversi liberamente, alla ricerca di nuove opportunità o per fuggire dai conflitti del colonialismo capitalista.

Solidarietà a chi resiste e lotta nei centri di detenzione!
Contro ogni gabbia


Aggiornamenti sulla rivolta nel CPR di Ponte Galeria e appello per il presidio del 28 luglio

Posted: Luglio 12th, 2019 | Author: | Filed under: Aggiornamenti | Commenti disabilitati su Aggiornamenti sulla rivolta nel CPR di Ponte Galeria e appello per il presidio del 28 luglio

AGGIORNAMENTI DOPO LA RIVOLTA NELLA SEZIONE MASCHILE DEL CPR DI PONTE GALERIA E APPELLO AD UNA PARTECIPAZIONE NUMEROSA AL PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ DEL 28 LUGLIO

A inizio giugno è stata riaperta la sezione maschile del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Ponte Galeria (Roma), lager che dal 1999 rinchiude persone senza documenti al fine di rimpatriarle nei Paesi di origine oppure, in assenza di accordi bilaterali, rilasciarle dopo mesi di prigionia con un foglio di via, che le condanna a lasciare l’Italia entro 7 giorni o ad intraprendere una vita da irregolari.
Se non è proprio iniziata come era finita nel dicembre 2015, quando una storica rivolta degli uomini che vi erano imprigionati portò alla sua chiusura, sicuramente la reazione dei reclusi non si è fatta aspettare. Nella notte di venerdì 5 luglio, a circa un mese dalla riapertura, gli uomini detenuti  si sono rivoltati contro le condizioni di detenzione nel lager e la privazione della libertà. Hanno divelto infissi, distrutto arredi e bruciato materassi; poi alcuni hanno scavalcato le recinzioni e in 12 sono riusciti a riconquistare la libertà, mentre altri sono stati purtroppo riacciuffati e ricondotti in prigionia. Alcune voci dall’interno riferiscono che quella notte un ragazzo sia stato duramente picchiato dalla polizia entrata per sedare la rivolta, e che abbia continuato a perdere sangue nei giorni seguenti: sembra che sia stato colto alla sprovvista in quanto dormiva e non si era accorto di nulla.
Raccontano anche delle durissime condizioni di vita all’interno. Sono circa 130 le persone rinchiuse, di varie nazionalità. Sono divisi in sei grandi celle circondate da sbarre di ferro, dalle quali non si esce mai se non per andare in infermeria o a fare la doccia e la barba. Il cibo e l’acqua (una bottiglia al giorno, calda, senza tappo) vengono passati direttamente dalle sbarre: non esistono infatti zone comuni con tavoli e sedie dove poter mangiare o parlare con chi è in altre aree. Evidente è l’intento di ostacolare il più possibile forme di socializzazione e organizzazione collettiva dei reclusi, ma come la recente protesta ha dimostrato la rabbia per le violenze inflitte quotidianamente e l’amore per la libertà a volte possono superare qualsiasi ostacolo.
Riferiscono poi che che non possono tenere con sé telefoni cellulari, ma sono costretti a comprare all’interno del CPR schede telefoniche per mettersi in contatto con le persone care o gli avvocati. I tempi per poter fare una doccia o la barba sono lunghissimi e mancano saponi per l’igiene personale e dentifrici. Il cibo puzza ed è immangiabile, tanto che alcuni hanno perso parecchi chili dall’ingresso nel lager. Giorni di attesa anche per ricevere una visita medica; alcuni per essere portati in infermeria si sono feriti con lamette e altri oggetti taglienti. Se ricevere le cure necessarie è un miraggio, estremamente accessibile è invece l’utilizzo di tranquillanti e psicofarmaci, sollecitati proprio dal personale medico, che alla richiesta di una pasticca di tranquillante per poter dormire invita a prenderne anche due, tre, quattro.
In questo primo mese ci sono state già parecchie deportazioni, mentre pochissimi sono gli uomini che sono stati liberati con il foglio di via.
Se per ben tre anni e mezzo questa sezione è rimasta inattiva, il CPR ha continuato comunque a funzionare, imprigionando e deportando donne senza documenti provenienti da tutta Italia. Il lager a  40 km da Roma è infatti l’unico con una sezione femminile; attualmente sappiamo che vi sono rinchiuse circa 40 donne di varie nazionalità. Crediamo che la detenzione delle donne migranti abbia proprie specificità dovute alla concomitante presenza di oppressioni specifiche e multiple sui loro corpi, che attraverso una serie di spunti di riflessione abbiamo provato a mettere per iscritto in questo breve opuscolo.

Il sistema delle frontiere è oggi una delle espressioni più dirette dell’oppressione e dello sfruttamento capitalisti: la devastazione dei territori e la depauperazione delle risorse che le potenze occidentali operano nei continenti africano, asiatico e sudamericano; il controllo e la gestione arbitraria della vita delle persone che arrivano in Europa nella speranza di trovare migliori condizioni di vita, che fa sì che alcuni siano lasciati morire in mare, mentre altri possano raggiungere le coste del continente per andare a sopperire alle necessità di manodopera quasi schiavizzata, e altri ancora siano giudicati “meritevoli” di essere integrati nella nostra società.
In questo sistema i Centri di Permanenza per il Rimpatrio rappresentano l’estensione delle frontiere all’interno dei territori: stazioni, fermate della metropolitana, quartieri gentrificati e militarizzati sono oggi luoghi di frontiera interna, teatro di controlli sempre più frequenti e retate delle forze dell’ordine. Il CPR non è solo il luogo fisico dove vengono imprigionate le persone trovate senza documenti, ma anche l’entità che permette il perpetuarsi della differenziazione tra le persone migranti, tra coloro ai quali viene concessa la possibilità di ottenere un documento per vivere in Italia e coloro ai quali viene negata, e diviene a sua volta strumento di ricatto per i primi: decreto sicurezza dopo decreto sicurezza basta sempre meno per non vedersi più riconosciuta la protezione internazionale, e sono infatti molte le persone che arrivano nei CPR direttamente dalle Questure dove si recano per rinnovare il permesso di soggiorno.
I CPR sono anche i luoghi dove non ci si arrende alla reclusione, alle umiliazioni e alle violenze quotidiane. Le donne e gli uomini rinchiusi nei CPR oggi attivi in Italia resistono e si ribellano quotidianamente, in maniera individuale e collettiva, e la presenza di persone solidali all’esterno può contribuire a fare da megafono alle loro rivendicazioni, oltrepassando il muro di silenzio e isolamento al quale queste persone sono condannate. L’estate è poi un momento particolarmente “caldo”, in tutti i sensi. Il sovraffollamento e l’afa peggiorano ulteriormente condizioni già invivibili; negli ultimi due mesi sono state tantissime le rivolte, gli scioperi della fame e i tentativi di fuga che hanno attraversato questi lager. Da Bari a Palazzo San Gervasio, da Caltanissetta a Torino, dove proprio in questi giorni la morte di un uomo bengalese di 32 anni, lasciato morire in isolamento dopo aver subito una violenza sessuale, sta scatenando quotidiane proteste degli uomini reclusi.
Essere presenti sotto le mura di questi lager è uno dei pochi modi che abbiamo per mostrare la nostra solidarietà e il nostro sostegno. Far sentire le nostre voci e soprattutto far uscire le loro, le voci delle persone direttamente interessate che troppo spesso ci si dimentica di interpellare.

SOLIDARIETÀ A CHI RESISTE E LOTTA OGNI GIORNO NEI LAGER DI STATO

PARTECIPIAMO NUMEROS* AL PRESIDIO SOTTO LE MURA DEL CPR DI PONTE GALERIA

DOMENICA 28 LUGLIO > 18:30 – FERMATA FIERA DI ROMA

PRIMA TAPPA: SEZIONE MASCHILE