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[U.S.A.] Dalle galere per migranti

Posted: Maggio 9th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su [U.S.A.] Dalle galere per migranti
Le traduzioni che seguono provengono principalmente dai social, abbiamo scelto di non linkarli!
 
[Georgia] Proteste nel centro di detenzione
9 e il 20 aprile
I detenuti immigrati hanno protestato contro la mancanza di precauzioni in materia di coronavirus – e le guardie carcerarie private di tipo SWAT li hanno spruzzati con il pepe.
Molti stavano male. La tensione cresceva all’interno di Stewart, una delle più grandi carceri per l’immigrazione del Paese, con una capienza di quasi 2.000 detenuti maschi.
I solidali affermano che gli incidenti fanno parte di due problemi più grandi che si verificano contemporaneamente: la minaccia del coronavirus per i detenuti in alloggi angusti e la frequente violenza delle azioni disciplinari nelle strutture di detenzione per immigrati.
(..)
Lo Stewart Detention Center è un carcere per immigrati continuamente sotto esame per i presunti maltrattamenti subiti dai reclusi.
(….)
“La gente chiedeva assistenza medica per alcuni dei malati lì dentro”, ha detto Daniel. “Ma siccome loro” – il personale – “non hanno prestato attenzione, hanno iniziato a protestare. Hanno messo lenzuola alle finestre e alle porte”.
Daniel ha detto che il personale penitenziario ha rilasciato il gas, gettando i detenuti a terra e portandoli in manette in isolamento, o come lo chiamava lui, “il buco”.

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Roma- Ancora proteste e pestaggio

Posted: Maggio 1st, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma- Ancora proteste e pestaggio
Nelle ultime settimane, grazie alla quarantena, la polizia ha alzato il livello di violenza nelle strade. L’abbiamo visto a Torino, o il 25 Aprile a Milano.
In tutto il mondo in effetti girano video di sbirri italiani che picchiano gente con la scusa dei controlli.
Se prima la violenza veniva esercitata nascondendosi, in strade non affollate o nei commissariati, adesso si fa meno caso alle apparenze. 
Per chi i pestaggi li ha sempre avuti come pane quotidiano, la situazione è sempre più difficile.
Ce lo dicono, oltre a ciò che si vede in strada con lx senza tetto, le persone pestate e uccise nelle prigioni.
Il 25, nel Cpr di Ponte Galeria a Roma, c’è stato l’ennesimo pestaggio. Nella sezione maschile ci sono una trentina di persone, i due terzi hanno cominciato il Ramadan e protestavano per ricevere cibo. Per questo due di loro sono stati aggrediti dalla polizia, senza troppi complimenti, senza nemmeno coprire le tracce dei manganelli.
Sostanzialmente la stessa cosa che era accaduta pochi giorni prima nel “hotel covid” il posto dove erano state deportate le persone positive ai test dopo la protesta di Torremaura di cui avevamo già scritto.  Anche lì le persone in Ramadan avevano chiesto di ricevere più cibo a cena dato che non stavano consumando il pranzo. Fortunatamente qui non abbiamo notizie dei pestaggi. 
Non c’è da stupirsi né che i Centri di Permanenza per il Rimpatrio restino aperti mentre i rimpatri non possono avvenire; né che gli unici che si preoccupano della propagazione del contagio siano i detenuti che si mettono a dormire all’aperto – come sta succedendo al cpr di Gradiscavisto che non vengono divisi i positivi dai negativi al virus. 
Nulla di strano nel fatto che una volta che le persone escono perché scadono finalmente i termini della loro detenzione, per molte è quasi impossibile raggiungere le persone care (o un posto dove dormire) per via delle restrizioni ai movimenti.
Non c’è da stupirsi se uno stato che sempre ci uccide nelle fabbriche e nelle strade e ci avvelena distruggendo la terra e i suoi abitanti, adesso ci mette tuttx agli arresti domiciliari per salvare le nostre vite.
SEMPRE SOLIDALI CON CHI SI RIBELLA!
CONTRO OGNI STATO, FRONTIERA E GALERA.

GRADISCA- LE CONTRADDIZIONI CHE AFFIORANO: Aggiornamenti

Posted: Aprile 9th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su GRADISCA- LE CONTRADDIZIONI CHE AFFIORANO: Aggiornamenti

08.04.2020

Ancora una volta, nel CPR di Gradisca D’Isonzo, l’intensificarsi del clima di terrore risulta essere l’unica via praticata per tenere sotto controllo la situazione all’interno: nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione delle testimonianze dell’ultimo pestaggio avvenuto
all’interno del CPR, a diversi detenuti sono stati requisiti i telefoni,
con l’obiettivo di poter individuare i “responsabili” della fuoriuscita
delle informazioni. Si tratta di dinamiche già viste tre mesi fa, subito
dopo la morte di Vakhtang Enukidze, quando i reclusi tentarono di smentire la narrazione ufficiale, che attribuiva a una “rissa tra detenuti” le cause della morte all’interno della struttura. In quel caso, a tutti i reclusi,
molti dei quali avevano raccontato del pestaggio che Vakhtang aveva subito da parte delle guardie del CPR,vennero temporaneamente sottratti i
cellulari, mentre la quasi totalità dei testimoni venne rimpatriata, anche
verso Paesi dittatoriali come l’Egitto.
Il sequestro dei cellulari, in quel caso, fu definito dalla procura come “una bonifica” con lo scopo di favorire le indagini.
In una struttura in cui gran parte dei pestaggi non possono essere
attestati, poiché avvengono intenzionalmente in zone non coperte dalle
telecamere, si continua a reprimere oltre che fisicamente anche
psicologicamente attraverso ritorsioni come quella di togliere l’unico
mezzo che le persone detenute hanno per comunicare con i propri familiari.
Nell’ultimo video che abbiamo pubblicato si vede immortalato un ragazzo accasciato per terra a seguito di un pestaggio. Attualmente sta ancora male; ci dicono essere pieno di lividi e di non aver ricevuto le cure
mediche adeguate. Ci raccontano che il pestaggio in questione aveva
coinvolto anche un’altra persona e che, in entrambi casi, il “motivo”
sarebbe una sorta di rivolta nella quale i due avevano” bloccato i
lucchetti delle porte per non farli entrare o agli operatori”. I detenuti
ci raccontano che una volta entrati, i poliziotti hanno picchiato i due
ragazzi in un punto cieco, privo di telecamere; hanno quindi sedato il
ragazzo presente nel video e portato in ospedale,riconducendo le condizioni fisiche a un “episodio di autolesionismo”; infine, ci riferiscono che una volta riportato nel CPR, i poliziotti hanno sporto denuncia contro di lui.La pratica del pestaggio nei punti ciechi ci è già stata raccontata molte volte. Il 19 gennaio, al presidio a seguito della morte di Vakhtang, tutte le persone presenti ricorderanno le continue chiamate che ci arrivavano dai detenuti terrorizzati, i quali ci raccontavano che venivano presi uno a uno, buttati fuori dalle celle, picchiati e rimessi dentro.
Ad oggi, né l’impossibilità di garantire condizioni sanitarie sicure né il
blocco delle deportazioni nei Paesi d’origine (che annulla la funzione
ufficiale dei CPR) appaiono sufficienti a far chiudere i CPR o
quantomeno a bloccare gli arrivi nelle strutture: risale a soli tre giorni fa l’ultimo ingresso all’interno della struttura. Dopo esser stato sanzionato per l’illecito amministrativo della violazione delle norme anti–contagio a Udine, un ragazzo di 24 anni è stato infatti rinchiuso nel CPR di Gradisca, la stessa struttura in cui era stato certificato un caso positivo al Coronavirus.

In un’intervista a Repubblica del 4 aprile, dopo delle considerazioni
generali sul rischio di contagio nel CPR e nel CARA, la sindaca di Gradisca Linda Tomasinsig (PD) dichiarava: «Ma quello che io temo, e su cui sto cercando di richiamare l’attenzione, è: cosa succede ai reclusi se, scaduta la decorrenza dei termini, vengono messi fuori». Il giorno seguente, in un’intervista apparsa sul Piccolo dichiarava : «Le persone rilasciate non avendo né mezzi, né rete familiare, si trovano a vagare nel comune o in quelli limitrofi dormendo all’addiaccio».
Questo tipo di narrazione identifica implicitamente le persone recluse con
dei potenziali untori che, una volta liberati dalla loro prigione, escono a
infettare la cittadinanza gradiscana. Inoltre, riduce le persone detenute
ad una massa di nullatenenti, parassiti dello Stato e senza famigliari ed
amici a cui rivolgersi, come invece avremmo tutti noi se liberati da un
posto del genere.  Il discorso della sindaca ha connotati spudoratamente
razzisti, degni di un partito di estrema destra; infatti, la Lega
gradiscana dal canto suo sostiene che la liberazione dei detenuti del CPR scatenerebbe *sicuramente* un contagio fuori controllo nella popolazione.
In realtà, le cose stanno proprio al contrario: sono le guardie e i
lavoratori del CPR che, entrando nel lager, possono portare il contagio
alle persone recluse, creando un problema di salute pubblica. Nel CPR, il
contagio si diffonderebbe molto velocemente, date le condizioni di
promiscuità in cui si è costretti a vivere là dentro anche durante questa
fase di distanziamento sociale, e quindi le risorse sanitarie necessarie
per far fronte alla situazione sarebbero maggiori, a meno che l’idea non si
a abbandonare i reclusi malati a sé stessi.
Inoltre, chiunque abbia una minima conoscenza della realtà dei reclusi nei
CPR sa che la maggioranza dei detenuti sono persone che sanno la nostra
lingua, che hanno lavorato in Italia per anni, che hanno in Italia famiglia
e affetti e che non hanno alcun interesse a fermarsi a Gradisca d’Isonzo.
Sono persone che hanno avuto la sfortuna di aver ricevuto un controllo dei documenti in un momento in cui c’era un posto libero in qualche CPR, ma che condividono con decine di migliaia di altre persone in Italia la difficoltà nell’avere un documento regolare e il conseguente ricatto del CPR. Per esempio, la settimana scorsa è stato liberato un ragazzo, detenuto da 4 mesi, che ha potuto così raggiungere la sua compagna incinta e le sue due figlie piccole.

Oltre al CPR, a Gradisca esiste il CARA limitrofo in cui la situazione è
molto pericolosa: al momento vi sono confinate 180 persone,
costrettein condizioni simili a quelle dei reclusi nel CPR, a causa delle misure repressive e di controllo adottate con lo stato d’emergenza. La vita dei reclusi è a rischio, anche per questo chiediamo la loro immediata liberazione. L’unica persona che è noto si sia fermata a Gradisca dopo la liberazione dal CPR è stata portata più volte al CARA dal quale se n’è andata preferendo la strada, come ha dichiarato la stessa sindaca in un’altra intervista al Piccolo.

In un momento come quello attuale, l’esistenza di una struttura come il CPR si palesa in tutte le sue paradossali contraddizioni. Continueremo a
sostenere la lotta dei reclusi fin quando non vedremo tutti i muri dei CPR
cadere.

Fonte: https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/04/08/le-contraddizioni-che-affiorano-aggiornamenti-da-gradisca-08-04-2020/


Roma- Fine dello sciopero della fame nel CPR

Posted: Aprile 2nd, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma- Fine dello sciopero della fame nel CPR
 
31.03.2020
Dall’interno le ragazze comunicano che lo sciopero della fame e della sete si è interrotto ma le richieste non sono state ascoltate.
Non ci sono nuovo ingressi e ogni giorno vengono viste uscire una o due ragazze, non ci hanno saputo dire la motivazione ma probabilmente liberate con qualche provvedimento ( probabilmente fogli di via) visto che i rimpatri sono fermi.
Nella struttura entrano o escono solo le/gli operatrici/ori e le ragazze hanno paura perché non tutt* hanno le mascherine.
Ci dicono che sono ancora rinchiuse nella stanza e preferiscono non uscire.
Qui una corrispondenza sulla situazione per Radio Blackout 

Roma- Sciopero della Fame al CPR

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma- Sciopero della Fame al CPR
Nel CPR di Ponte Galeria sono rinchiuse meno di cento persone. Circa venti le ragazze.
A due donne marocchine è stato convalidato il trattenimento, mentre altre due sono state liberate dal Tribunale di Roma in base all’emergenza sanitaria.
Dal 25 marzo quattro ragazze hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete.
Tra di loro anche la ragazza che qualche giorno fa aveva bevuto candeggina per protesta ed era stata trasportata in ospedale.
Le ragazze chiedono di uscire perché non si sentono sicure all’interno e sono stanche di vivere in quelle condizioni.
Al momento le ragazze dicono di sentirsi bene.
Il direttore e le/gli operatrici/tori sono stati informati dello sciopero e delle motivazioni ma non stanno facendo nulla.
Il medico interno le tiene sotto controllo misurando giornalmente peso e pressione.
Gli avvocati hanno problemi nella richiesta dei documenti con gli uffici chiusi per l’emergenza, mentre ad alcune ragazze la detenzione viene prorogata di mese in mese.
La situazione è critica anche per le comunicazioni con l’esterno. Una madre reclusa da quattro mesi non riesce ad avere notizie dei figli, minorenni, rinchiusi in comunità.
Da qualche giorno non risultano nuove entrate nel CPR.
LIBERTÀ PER TUTTX
FUOCO ALLE GALERE

Gradisca- Sciopero della Fame nel C.P.R.

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Gradisca- Sciopero della Fame nel C.P.R.

Ci arriva la notizia che diverse persone nella zona rossa del CPR di
Gradisca sono in sciopero della fame dal 23 marzo 2020.
Le motivazioni della protesta sono:

1. La pessima qualità del cibo, probabilmente scaduto, che sta
provocando a tutti i detenuti problemi intestinali da giorni ;
2. Le condizioni igieniche del Cpr e l’impossibilità di avere vestiti e
lenzuola pulite e prodotti per l’igiene personale (come uno shampoo);
3. La paura per la diffusione, all’interno del centro, del Coronavirus:
fino a 5 giorni fa, hanno continuato a portare dentro persone nuove,
nonostante si fosse raggiunto il limite di capienza. Chiunque entri nel
centro, compresi gli operatori e chi distribuisce il cibo, potrebbe essere
portatore del virus.
4. La volontà di uscire dal CPR per poter tornare alle loro case.

Per noi dell’Assemblea no CPR – no frontiere FVG, l’emergenza Coronavirus
rende ancora più evidente come vivere dentro i centri di internamento, come
anche all’interno di tutte le altre carceri,  sia insostenibile. Di fronte
al rischio per la vita di centinaia di persone, di trattenute/i e di
prigionieri/e, chiediamo la liberazione immediata di tutti i reclusi e le
recluse nei CPR e nelle carceri.

 

fonte:
https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/03/24/sciopero-della-fame/


Roma – Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma – Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria


Dall’interno ci dicono che ora non ci sono rivolte, ma alcune ragazze sono rinchiuse volontariamente nelle loro stanze perché hanno paura di contagiarsi a causa del virus.
Ci raccontano però che 2 giorni fa una ragazza tunisina ha bevuto della candeggina ed è stata portata in ospedale da dove non ha ancora fatto ritorno e di cui, per ora, non si hanno notizie.
Dopo questo fatto il Direttore è andato a parlare con le recluse, le quali hanno chiesto condizioni migliori (cibo, cure ) e hanno espresso la loro paura per il contagio, ma sembra che il Direttore abbia fatto orecchie da mercante e se ne sia andato rivolgendo loro un solo “mi dispiace”.
Sembra che negli ultimi giorni non siano entrate nuove ragazze, ci dicono però che ieri sono stati portati dentro due uomini, ma non si hanno notizie dalla sezione maschile.

Da altre fonti, siamo venute a conoscenza del fatto che le donne all’interno del CPR sono 30 di varie nazionalità, tra cui 10 da Marocco e Tunisia. Gli ingressi nel Cpr sono fermi, ma comunque continuano a convalidare.
Né associazioni, né avvocati possono entrare a Ponte Galeria. Gli unici che hanno l’autorizzazione a farlo sono la “comunità di Sant Egidio”; le ragazze però ci dicono che fino ad ora non hanno visto nessuno, neanche loro.


Roma-Racconto del presidio del 29 Febbraio

Posted: Marzo 4th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti | Commenti disabilitati su Roma-Racconto del presidio del 29 Febbraio
All’interno delle due giornate organizzate insieme alle compagne e compagni di Lecce per raccontare le lotte contro il CPT di San Foca e presentare il libro contenente i racconti di quel periodo, c’è stato un presidio al CPR di Ponte Galeria in solidarietà alle recluse e ai reclusi.
Dopo diversi mesi di silenzio, dal Cpr sono state udite delle grida di saluto e richiesta di libertà.
E’stato possibile un contatto telefonico che ci ha descritto la situazione che si vive all’interno.
Acqua fredda, cibo scadente, e altri aspetti della vita quotidiana del cpr che purtroppo ci vengono spesso raccontati. Le ragazze recluse dicono di essere “molte” e lamentano la mancanza di assistenza sanitaria. I vari medici che si alternano somministrano medicinali generici per ogni patologia ed è impossibile accedere a visite specialistiche.
Le ragazze ci hanno riferito di aver chiamato un’ambulanza per aiutare una di loro che stava molto male e in questo caso l’ambulanza è arrivata, trasportandola in ospedale. Da lì è stata riportata al cpr in breve tempo, ma sembra che i problemi non si siano risolti.
I rapporti con alcuni operatori e le guardie sono spesso conflittuali. Da circa un mese hanno chiesto un incontro con il direttore ma gli è stato sempre negato e non hanno ricevuto alcuna riposta alle loro richieste, non sanno nemmeno perché si trovano lì recluse.
Le visite con i familiari sono molto osteggiate e il supporto legale è carente.
Riportano un episodio che gli è stato raccontato in cui due ragazze sono state trasferite al CPR direttamente dopo lo sbarco e trattenute in auto per molte ore legate mani e piedi.
Ci raccontano inoltre che i loro telefoni personali sono sequestrati all’ingresso del CPR e gli vengono forniti dei telefoni in sostituzione. I loro personali gli sono periodicamente riconsegnati per poco tempo e poi nuovamente ritirati.
Dalla sezione maschile non ci sono più notizie né contatti da molto tempo.
Numerosi cori di solidarietà sono stati urlati in sostegno alle recluse e ai reclusi.
Per un mondo libero da confini e gabbie
tutt* liber*

Dopo il presidio del 1 febbraio

Posted: Febbraio 7th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti | Commenti disabilitati su Dopo il presidio del 1 febbraio
Sabato 1 febbraio 2020 si è svolto un presidio davanti il CPR di Roma, in contemporanea con quelli organizzati a Gradisca d’Isonzo, Torino, Bari, Macomer, Milano, Trento, Bologna.
Durante la mattina è giunta la notizia di un rimpatro di massa verso Nigeria e Marocco, diverse persone (tra cui quattro donne) sono state trasferite in pullman all’aeroporto di Fiumicino. Ci hanno confermato che i rimpatri sono avvenuti anche dagli altri CPR. 
Al presidio davanti Ponte Galeria erano presenti decine di persone che hanno urlato rabbia e cori contro le mura del lager, cercando un contatto con le/i recluse/i. Purtroppo non c’è stata alcuna  risposta dall’interno. Sappiamo che spesso le/i recluse/i vengono allontanate e rinchiuse nelle celle lontano le mura, minacciate di non parlare con i solidali presenti in presidio. Gli interventi in diverse lingue hanno comunicato il numero di telefono a cui chiamare per raccontare la situazione presente all’interno del CPR. Nella sezione maschile, dopo la riapertura, i telefoni personali sono sequestrati e le telefonate possono avvenire solo con cabine pubbliche e carte telefoniche presenti nel CPR. La pratica del sequestro dei cellulari è stata messa in atto negli ultimi giorni anche a Torino e Gradisca, per evitare che si venga a sapere delle violenze all’interno.
Numerosi anche gli interventi telefonici dagli altri presidi: Torino, Bologna e Bari.
Le continue rivolte, gli incendi, le morti nei CPR dimostrano che questi luoghi, come tutte le altre carceri e gabbie, sono sistemi repressivi, non riformabili e devono essere distrutti.
nemiche e nemici delle frontiere

Dopo il presidio del 23 novembre

Posted: Dicembre 5th, 2019 | Author: | Filed under: Aggiornamenti | Commenti disabilitati su Dopo il presidio del 23 novembre
Sabato 23 Novembre, ancora una volta, ci siamo trovat* di fronte le mura del C.P.R. di Ponte Galeria per portare solidarietà alle detenute e cercando di trovare un contatto con l’interno di quelle mura.
In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, vogliamo ricordare la presenza a Roma dell’unico CPR con una sezione femminile in Italia, dove molte donne sono rinchiuse con il rischio, dopo un lungo periodo di prigionia, di essere rimpatriate cosa che probabilmente le porterà a vivere altre violenze o addirittura la morte.
Le donne sono catturate in strada o nelle questure, a cui spesso si rivolgono per denunciare la violenza subita dal compagno o i ricatti del datore di lavoro.
Nonostante gli esigui numeri la nostra voce è giunta all’ interno e le recluse ci hanno risposto con alcune grida, richieste d’aiuto e cori.
Diversi interventi sono seguiti al microfono, ricordando anche le rivolte e gli scioperi della fame nei CRA (strutture simili ai CPR in Francia).
E’ stato ricordato l’anniversario della morte di Natalia all’interno delle mura del CPR, dovuta alla mancata assistenza medica da parte dei controllori.
La notizia fu comunicata dalle recluse proprio in occasione di un presidio, diversi giorni dopo la sua morte. Forse altri casi simili sono stati nascosti all’esterno.
Le rivolte al CPR di Torino che hanno distrutto due aree della struttura ci ricordano che solo pochi giorni dopo la riapertura del maschile a Roma ci sono state proteste e incendi. 
Dopo quei giorni alcune notizie erano riuscite a uscire all’esterno, ma anche a causa dell’impossibilità per i reclusi di possedere un telefono, il silenzio completo è calato sulla sezione maschile.
 
SOLIDARIETA’ A TUTT* RIVOLTOS*
NEMICHE E NEMICI DELLE FRONTIERE