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[Gradisca] MINACCE DI MORTE E ESPULSIONI

Posted: Novembre 23rd, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su [Gradisca] MINACCE DI MORTE E ESPULSIONI

Dentro il CPR c’è Hassen, un uomo che parla bene italiano ed ha vissuto a
Padova per anni, un uomo originario della Tunisia che ha aiutato spesso,
facendo da traduttore, i suoi compagni di detenzione trasportati nel lager
di Gradisca da Lampedusa.

Hassen è scappato dalla Tunisia perchè minacciato di morte, se fosse
rimasto gli sarebbe costata la vita. Hassen ha un’infezione tubercolare
latente ed un nodulo (benigno) alla tiroide.

Quando la polizia lo ha fermato a Padova, lui si è sentito male, ha avuto
nausea e giramenti di testa, e ha chiesto di andare all’ospedale, ci
racconta che i poliziotti lo hanno picchiato e minacciato di rimandarlo
subito in Tunisia. Successivamente è stato portato al Cpr di Gradisca, da
quando è entrato ci raccontano che non gli hanno fatto alcuna visita
medica. Martedì della scorsa settimana lo hanno portato presso il consolato
tunisino, ma ci racconta che l’hanno lasciato chiuso dentro al “furgone”
impedendogli di parlare con il console, dopo avergli preso i documenti.

Ieri gli hanno fatto un tampone, che lui ha preso come indizio della sua
imminente deportazione, e Hassen ha scritto una lettera di addio alla madre
e ha iniziato a prepararsi per il suicidio: o morto o libero, in Tunisia a
farsi ammazzare non ci vuole tornare. I compagni di cella ed i contatti
all’esterno hanno cercato di farlo desistere ed hanno vegliato la notte per
scongiurare la sua deportazione. Al momento si trova ancora nel CPR, sembra
i giorni dei rimpatri ora siano diventati martedì, giovedì e venerdì.

Si trova nel CPR da 3 mesi, tempo massimo secondo le nuove modifiche dei
decreti “sicurezza”. La sua permanenza forzata è dovuta alle convalide
mensili comminate dall’unico Giudice di Pace della provincia di Gorizia,
noto a detenuti ed avvocati per le sue sentenze quasi sempre a favore della
detenzione. La sua vita misera e annichilita degli ultimi mesi è dovuta
alla cooperativa EDECO che gestisce il centro. L’impossibilità di
“allontanarsi volontariamente” dal centro è dovuto ai dispositivi di
controllo e alle guardie armate usati per controllare il centro, come fosse
un carcere di massima sicurezza. La sua deportazione (e la sua eventuale
morte) è dovuta alle leggi razziste approvate da tutti i governi e le
giunte che si sono susseguiti.

Che i gradiscani e le gradiscane, le uniche persone che possono muoversi
nel comune vadano di fronte a quel centro a farsi raccontare cosa succede,
ad opporsi a che lo deportino. Che gli operatori degli aeroporti, che gli
autisti degli autobus, che i normali passeggeri si rifiutino di essere
mandanti di morte.

 

fonte:: Nofrontiere FVC