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SOMMOSSE NEI CENTRI PER MIGRANTI IN MESSICO

Posted: Aprile 11th, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su SOMMOSSE NEI CENTRI PER MIGRANTI IN MESSICO

Rivolta e Desaparicion a Tapachula

il 23 di marzo, a tapachula, chiapas, al confine con il guatemala lx
reclusx della “estacion migratoria siglo xxi” hanno cominciato una
protesta per la prolungazione indefinita dei tempi di detenzione
chiedendo la libertà o il rimpatrio ai propri paesi d’origine. Dato
che la situazione delle misure antipandemiche ne impediva il
rimpatrio. Hanno quindi iniziato a bruciare materassi e minacciato uno
sciopero della fame, così la brigada de seguridad interna de la
Estación Migratoria (formata da agenti federali) e la guardia nacional
è entrata nel centro reprimendo lx rivoltosx con idranti e spray al
peperoncino. Le persone sono state poi portate nei bagni, dove non ci
sono telecamere, e picchiate alcunx sono state fatte sparire (
desaparicion forzada)
Una fonte parla anche di una fuga di massa.


Rivolta nel centro per migranti in Tenosique

Nella notte del 31 marzo, una rivolta ha dato alle fiamme la “Stazione
migratoria” di Tenosique in Tabasco (Messico)
Lx migrantx protestavano contro la mancanza di cibo,la reclusione e il
trattamento disumano oltre che per la paura del contagio del COVID19.
Alcuni materassi e suppellettili sono quindi stati dati alle fiamme.
Lx reclusx raccontano che le guardie lx hanno impedito di uscire
mentre erano minacciatx dalle fiamme.Si sono salvatx sfondando la
porta d’uscita.
Secondo i giornali una persona è morta mentre altre fonti parlano di
due corpi e svariatx intossicatx ricoveratx in ospedale.

La Stazione risulta inagibile quindi sono statx spostatx in due nueve strutture.

Nella loro dichiarazione del giorno seguente chiedono la possibilità
di scegliere dove e con chi passare questa fase di reclusione
collettiva (dovuta alla quarantena1) reclamano diritti e libertà.
Nei primi giorni di aprile hanno ottenuto un rimpatrio per più di
duecento persone provenienti dall’Honduras.

In messico la situazione delle persone migranti è peggiorata
notevolmente, se questo territorio non è mai stato un luogo di
passaggio facile, adesso le politiche di Trump supportate dal governo
di AMLO mettono ancor più le persone migranti in mano al traffico di
esseri umani del narcoestado, chiaramente la chiusura formale delle
frontiere ha reso la situazione ancor più pericolosa e invivibile.

 

 

 

1 Nello stato federale del Messico le autorità chiedono alla
popolazione di restare a casa, ma ad oggi non ci sono sanzioni per chi
non lo fà.Questo perchè la gente vive in larghissima parte di economia
informale.
In ogni caso alcuni stati stanno prendendo misure maggiormente restrittive.


Roma- Aggiornamenti dal Cpr di Ponte Galeria

Posted: Aprile 10th, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Roma- Aggiornamenti dal Cpr di Ponte Galeria
8 aprile
Le donne recluse ci fanno sapere che finalmente all’interno sono state fatte uscire gran parte delle recluse e si contano una quindicina di persone.
Purtroppo nessuna notizia dal maschile.
Le organizzazioni possono nuovamente entrare e gli operatori sono dotati di presidi (mascherine, guanti).
Violenze e grida evidenziano come la situazione si sia fatta più che insopportabile per alcune di loro. alx avvocatx non è lasciato spazio per intervenire e la routine della reclusione continua spietata.
FUOCO A CPR E GALERE!
PER LA LIBERTÀ DI TUTTX

GRADISCA- LE CONTRADDIZIONI CHE AFFIORANO: Aggiornamenti

Posted: Aprile 9th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su GRADISCA- LE CONTRADDIZIONI CHE AFFIORANO: Aggiornamenti

08.04.2020

Ancora una volta, nel CPR di Gradisca D’Isonzo, l’intensificarsi del clima di terrore risulta essere l’unica via praticata per tenere sotto controllo la situazione all’interno: nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione delle testimonianze dell’ultimo pestaggio avvenuto
all’interno del CPR, a diversi detenuti sono stati requisiti i telefoni,
con l’obiettivo di poter individuare i “responsabili” della fuoriuscita
delle informazioni. Si tratta di dinamiche già viste tre mesi fa, subito
dopo la morte di Vakhtang Enukidze, quando i reclusi tentarono di smentire la narrazione ufficiale, che attribuiva a una “rissa tra detenuti” le cause della morte all’interno della struttura. In quel caso, a tutti i reclusi,
molti dei quali avevano raccontato del pestaggio che Vakhtang aveva subito da parte delle guardie del CPR,vennero temporaneamente sottratti i
cellulari, mentre la quasi totalità dei testimoni venne rimpatriata, anche
verso Paesi dittatoriali come l’Egitto.
Il sequestro dei cellulari, in quel caso, fu definito dalla procura come “una bonifica” con lo scopo di favorire le indagini.
In una struttura in cui gran parte dei pestaggi non possono essere
attestati, poiché avvengono intenzionalmente in zone non coperte dalle
telecamere, si continua a reprimere oltre che fisicamente anche
psicologicamente attraverso ritorsioni come quella di togliere l’unico
mezzo che le persone detenute hanno per comunicare con i propri familiari.
Nell’ultimo video che abbiamo pubblicato si vede immortalato un ragazzo accasciato per terra a seguito di un pestaggio. Attualmente sta ancora male; ci dicono essere pieno di lividi e di non aver ricevuto le cure
mediche adeguate. Ci raccontano che il pestaggio in questione aveva
coinvolto anche un’altra persona e che, in entrambi casi, il “motivo”
sarebbe una sorta di rivolta nella quale i due avevano” bloccato i
lucchetti delle porte per non farli entrare o agli operatori”. I detenuti
ci raccontano che una volta entrati, i poliziotti hanno picchiato i due
ragazzi in un punto cieco, privo di telecamere; hanno quindi sedato il
ragazzo presente nel video e portato in ospedale,riconducendo le condizioni fisiche a un “episodio di autolesionismo”; infine, ci riferiscono che una volta riportato nel CPR, i poliziotti hanno sporto denuncia contro di lui.La pratica del pestaggio nei punti ciechi ci è già stata raccontata molte volte. Il 19 gennaio, al presidio a seguito della morte di Vakhtang, tutte le persone presenti ricorderanno le continue chiamate che ci arrivavano dai detenuti terrorizzati, i quali ci raccontavano che venivano presi uno a uno, buttati fuori dalle celle, picchiati e rimessi dentro.
Ad oggi, né l’impossibilità di garantire condizioni sanitarie sicure né il
blocco delle deportazioni nei Paesi d’origine (che annulla la funzione
ufficiale dei CPR) appaiono sufficienti a far chiudere i CPR o
quantomeno a bloccare gli arrivi nelle strutture: risale a soli tre giorni fa l’ultimo ingresso all’interno della struttura. Dopo esser stato sanzionato per l’illecito amministrativo della violazione delle norme anti–contagio a Udine, un ragazzo di 24 anni è stato infatti rinchiuso nel CPR di Gradisca, la stessa struttura in cui era stato certificato un caso positivo al Coronavirus.

In un’intervista a Repubblica del 4 aprile, dopo delle considerazioni
generali sul rischio di contagio nel CPR e nel CARA, la sindaca di Gradisca Linda Tomasinsig (PD) dichiarava: «Ma quello che io temo, e su cui sto cercando di richiamare l’attenzione, è: cosa succede ai reclusi se, scaduta la decorrenza dei termini, vengono messi fuori». Il giorno seguente, in un’intervista apparsa sul Piccolo dichiarava : «Le persone rilasciate non avendo né mezzi, né rete familiare, si trovano a vagare nel comune o in quelli limitrofi dormendo all’addiaccio».
Questo tipo di narrazione identifica implicitamente le persone recluse con
dei potenziali untori che, una volta liberati dalla loro prigione, escono a
infettare la cittadinanza gradiscana. Inoltre, riduce le persone detenute
ad una massa di nullatenenti, parassiti dello Stato e senza famigliari ed
amici a cui rivolgersi, come invece avremmo tutti noi se liberati da un
posto del genere.  Il discorso della sindaca ha connotati spudoratamente
razzisti, degni di un partito di estrema destra; infatti, la Lega
gradiscana dal canto suo sostiene che la liberazione dei detenuti del CPR scatenerebbe *sicuramente* un contagio fuori controllo nella popolazione.
In realtà, le cose stanno proprio al contrario: sono le guardie e i
lavoratori del CPR che, entrando nel lager, possono portare il contagio
alle persone recluse, creando un problema di salute pubblica. Nel CPR, il
contagio si diffonderebbe molto velocemente, date le condizioni di
promiscuità in cui si è costretti a vivere là dentro anche durante questa
fase di distanziamento sociale, e quindi le risorse sanitarie necessarie
per far fronte alla situazione sarebbero maggiori, a meno che l’idea non si
a abbandonare i reclusi malati a sé stessi.
Inoltre, chiunque abbia una minima conoscenza della realtà dei reclusi nei
CPR sa che la maggioranza dei detenuti sono persone che sanno la nostra
lingua, che hanno lavorato in Italia per anni, che hanno in Italia famiglia
e affetti e che non hanno alcun interesse a fermarsi a Gradisca d’Isonzo.
Sono persone che hanno avuto la sfortuna di aver ricevuto un controllo dei documenti in un momento in cui c’era un posto libero in qualche CPR, ma che condividono con decine di migliaia di altre persone in Italia la difficoltà nell’avere un documento regolare e il conseguente ricatto del CPR. Per esempio, la settimana scorsa è stato liberato un ragazzo, detenuto da 4 mesi, che ha potuto così raggiungere la sua compagna incinta e le sue due figlie piccole.

Oltre al CPR, a Gradisca esiste il CARA limitrofo in cui la situazione è
molto pericolosa: al momento vi sono confinate 180 persone,
costrettein condizioni simili a quelle dei reclusi nel CPR, a causa delle misure repressive e di controllo adottate con lo stato d’emergenza. La vita dei reclusi è a rischio, anche per questo chiediamo la loro immediata liberazione. L’unica persona che è noto si sia fermata a Gradisca dopo la liberazione dal CPR è stata portata più volte al CARA dal quale se n’è andata preferendo la strada, come ha dichiarato la stessa sindaca in un’altra intervista al Piccolo.

In un momento come quello attuale, l’esistenza di una struttura come il CPR si palesa in tutte le sue paradossali contraddizioni. Continueremo a
sostenere la lotta dei reclusi fin quando non vedremo tutti i muri dei CPR
cadere.

Fonte: https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/04/08/le-contraddizioni-che-affiorano-aggiornamenti-da-gradisca-08-04-2020/


Roma- Fine dello sciopero della fame nel CPR

Posted: Aprile 2nd, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma- Fine dello sciopero della fame nel CPR
 
31.03.2020
Dall’interno le ragazze comunicano che lo sciopero della fame e della sete si è interrotto ma le richieste non sono state ascoltate.
Non ci sono nuovo ingressi e ogni giorno vengono viste uscire una o due ragazze, non ci hanno saputo dire la motivazione ma probabilmente liberate con qualche provvedimento ( probabilmente fogli di via) visto che i rimpatri sono fermi.
Nella struttura entrano o escono solo le/gli operatrici/ori e le ragazze hanno paura perché non tutt* hanno le mascherine.
Ci dicono che sono ancora rinchiuse nella stanza e preferiscono non uscire.
Qui una corrispondenza sulla situazione per Radio Blackout 

Roma- Sciopero della Fame al CPR

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma- Sciopero della Fame al CPR
Nel CPR di Ponte Galeria sono rinchiuse meno di cento persone. Circa venti le ragazze.
A due donne marocchine è stato convalidato il trattenimento, mentre altre due sono state liberate dal Tribunale di Roma in base all’emergenza sanitaria.
Dal 25 marzo quattro ragazze hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete.
Tra di loro anche la ragazza che qualche giorno fa aveva bevuto candeggina per protesta ed era stata trasportata in ospedale.
Le ragazze chiedono di uscire perché non si sentono sicure all’interno e sono stanche di vivere in quelle condizioni.
Al momento le ragazze dicono di sentirsi bene.
Il direttore e le/gli operatrici/tori sono stati informati dello sciopero e delle motivazioni ma non stanno facendo nulla.
Il medico interno le tiene sotto controllo misurando giornalmente peso e pressione.
Gli avvocati hanno problemi nella richiesta dei documenti con gli uffici chiusi per l’emergenza, mentre ad alcune ragazze la detenzione viene prorogata di mese in mese.
La situazione è critica anche per le comunicazioni con l’esterno. Una madre reclusa da quattro mesi non riesce ad avere notizie dei figli, minorenni, rinchiusi in comunità.
Da qualche giorno non risultano nuove entrate nel CPR.
LIBERTÀ PER TUTTX
FUOCO ALLE GALERE

Gradisca- Sciopero della Fame nel C.P.R.

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Gradisca- Sciopero della Fame nel C.P.R.

Ci arriva la notizia che diverse persone nella zona rossa del CPR di
Gradisca sono in sciopero della fame dal 23 marzo 2020.
Le motivazioni della protesta sono:

1. La pessima qualità del cibo, probabilmente scaduto, che sta
provocando a tutti i detenuti problemi intestinali da giorni ;
2. Le condizioni igieniche del Cpr e l’impossibilità di avere vestiti e
lenzuola pulite e prodotti per l’igiene personale (come uno shampoo);
3. La paura per la diffusione, all’interno del centro, del Coronavirus:
fino a 5 giorni fa, hanno continuato a portare dentro persone nuove,
nonostante si fosse raggiunto il limite di capienza. Chiunque entri nel
centro, compresi gli operatori e chi distribuisce il cibo, potrebbe essere
portatore del virus.
4. La volontà di uscire dal CPR per poter tornare alle loro case.

Per noi dell’Assemblea no CPR – no frontiere FVG, l’emergenza Coronavirus
rende ancora più evidente come vivere dentro i centri di internamento, come
anche all’interno di tutte le altre carceri,  sia insostenibile. Di fronte
al rischio per la vita di centinaia di persone, di trattenute/i e di
prigionieri/e, chiediamo la liberazione immediata di tutti i reclusi e le
recluse nei CPR e nelle carceri.

 

fonte:
https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/03/24/sciopero-della-fame/


Roma – Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma – Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria


Dall’interno ci dicono che ora non ci sono rivolte, ma alcune ragazze sono rinchiuse volontariamente nelle loro stanze perché hanno paura di contagiarsi a causa del virus.
Ci raccontano però che 2 giorni fa una ragazza tunisina ha bevuto della candeggina ed è stata portata in ospedale da dove non ha ancora fatto ritorno e di cui, per ora, non si hanno notizie.
Dopo questo fatto il Direttore è andato a parlare con le recluse, le quali hanno chiesto condizioni migliori (cibo, cure ) e hanno espresso la loro paura per il contagio, ma sembra che il Direttore abbia fatto orecchie da mercante e se ne sia andato rivolgendo loro un solo “mi dispiace”.
Sembra che negli ultimi giorni non siano entrate nuove ragazze, ci dicono però che ieri sono stati portati dentro due uomini, ma non si hanno notizie dalla sezione maschile.

Da altre fonti, siamo venute a conoscenza del fatto che le donne all’interno del CPR sono 30 di varie nazionalità, tra cui 10 da Marocco e Tunisia. Gli ingressi nel Cpr sono fermi, ma comunque continuano a convalidare.
Né associazioni, né avvocati possono entrare a Ponte Galeria. Gli unici che hanno l’autorizzazione a farlo sono la “comunità di Sant Egidio”; le ragazze però ci dicono che fino ad ora non hanno visto nessuno, neanche loro.


Iniziativa @ 100celle aperte

Posted: Marzo 4th, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Iniziativa @ 100celle aperte


Roma-Racconto del presidio del 29 Febbraio

Posted: Marzo 4th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti | Commenti disabilitati su Roma-Racconto del presidio del 29 Febbraio
All’interno delle due giornate organizzate insieme alle compagne e compagni di Lecce per raccontare le lotte contro il CPT di San Foca e presentare il libro contenente i racconti di quel periodo, c’è stato un presidio al CPR di Ponte Galeria in solidarietà alle recluse e ai reclusi.
Dopo diversi mesi di silenzio, dal Cpr sono state udite delle grida di saluto e richiesta di libertà.
E’stato possibile un contatto telefonico che ci ha descritto la situazione che si vive all’interno.
Acqua fredda, cibo scadente, e altri aspetti della vita quotidiana del cpr che purtroppo ci vengono spesso raccontati. Le ragazze recluse dicono di essere “molte” e lamentano la mancanza di assistenza sanitaria. I vari medici che si alternano somministrano medicinali generici per ogni patologia ed è impossibile accedere a visite specialistiche.
Le ragazze ci hanno riferito di aver chiamato un’ambulanza per aiutare una di loro che stava molto male e in questo caso l’ambulanza è arrivata, trasportandola in ospedale. Da lì è stata riportata al cpr in breve tempo, ma sembra che i problemi non si siano risolti.
I rapporti con alcuni operatori e le guardie sono spesso conflittuali. Da circa un mese hanno chiesto un incontro con il direttore ma gli è stato sempre negato e non hanno ricevuto alcuna riposta alle loro richieste, non sanno nemmeno perché si trovano lì recluse.
Le visite con i familiari sono molto osteggiate e il supporto legale è carente.
Riportano un episodio che gli è stato raccontato in cui due ragazze sono state trasferite al CPR direttamente dopo lo sbarco e trattenute in auto per molte ore legate mani e piedi.
Ci raccontano inoltre che i loro telefoni personali sono sequestrati all’ingresso del CPR e gli vengono forniti dei telefoni in sostituzione. I loro personali gli sono periodicamente riconsegnati per poco tempo e poi nuovamente ritirati.
Dalla sezione maschile non ci sono più notizie né contatti da molto tempo.
Numerosi cori di solidarietà sono stati urlati in sostegno alle recluse e ai reclusi.
Per un mondo libero da confini e gabbie
tutt* liber*

1 febbraio – Presidio al CPR di Ponte Galeria

Posted: Febbraio 27th, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su 1 febbraio – Presidio al CPR di Ponte Galeria

Nei CPR si continua a morire. Dopo la morte del ragazzo a Pian del Lago di Caltanisetta il 12 gennaio è solo di pochi giorni successivi l’assassinio di un altro uomo di origine georgiana all’interno del CPR di Gradisca d’Isonzo, aperto poco più di un mese fa.
Nel CPR di Ponte Galeria, l’ultima morte di cui siamo a conoscenza risale all’11 novembre 2018, quando Natalia è deceduta ancora prima dell’arrivo dell’ambulanza.
Dai CPR far uscire notizie all’esterno è molto difficile, soprattutto da quando i cellulari personali vengono sequestrati ai detenuti. Questa pratica è stata inaugurata nella sezione maschile di Ponte Galeria dopo la sua riapertura ma si sta estendendo anche nei CPR dove sempre più spesso accadono rivolte ed evasioni.
I telefoni servono a mantenere contatti con i familiari e gli avvocati ma servono anche per far conoscere le condizioni in cui vivono le/i detenute/i all’interno del CPR. L’acqua fredda, il cibo scadente, il ricorso a tranquillanti, i tentativi di autolesionismo fino alle morti e agli omicidi sono informazioni di cui si è a conoscenza solo grazie alle telefonate ricevute. Per questo motivo le relazioni con l’esterno sono molto temute da chi gestisce i CPR e dalle guardie che intimidiscono le/i recluse/i dal tenere contatti con i solidali o allertare i servizi emergenziali come le ambulanze.
Per mantenere alta l’attenzione su queste strutture di repressione e portare solidarietà a chi dentro continua a resistere e ribellarsi è necessario manifestare la nostra rabbia di fronte ai CPR.
Insieme alle altre iniziative che si terranno nelle giornate dal 27 al 2 febbraio in tutta italia, si terrà davanti al CPR di Ponte Galeria un presidio solidale. L’appuntamento è il 1 febbraio 2020 alle 15, fermata Fiera di Roma del treno per Fiumicino.

Nemiche e nemici delle frontiere