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Roma – Rivolta nel CAS

Posted: Aprile 16th, 2020 | Author: | Filed under: Approfondimenti | Commenti disabilitati su Roma – Rivolta nel CAS
Nel pomeriggio del 14 aprile nel CAS di Torre Maura sono state date alle fiamme lenzuola e mobili, l’incendio pare essere partito dal terzo piano. Nei giorni passati all’interno del centro sono stati refertati 4 casi di positività al covid19 e tutte le persone presenti nella struttura erano state rinchiuse. Pare però che da settimane venivano chiesti i tamponi per i cosidetti “ospiti”. Per questo c’erano stati dei tentativi di fuga, oltre ad attacchi alla struttura da parte dei fasci. Così da giorni alcuni mezzi della polizia presidiavano l’ingresso ed era stata anche alzata la recinzione.
Già il 7 aprile alcuni solerti cittadini avevano dato l’allarme perché si erano accorti che alcuni “ospiti” stavano scavalcando le mura del CAS.
Il centro era già noto perchè l’anno scorso un gruppo di fascisti aveva cacciato con violenza 70 persone rom.
Le 70 persone, 22 donne di cui 3 incinte, 15 uomini e 33 bambini bollati  come particolarmente fragili dal comune, provenivano da altre strutture o campi informali.
Nel 2018 alcunx di loro erano statx sgomberatx dal camping River, che ricorderemo con una breve testimonianza:
“Questa mattina sono venuti per buttarci fuori, ci hanno trattato come animali. C’è stata violenza, hanno spinto le donne e usato lo spray al peperoncino su una signora. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto” per la maggior parte anche quella volta lasciatx senza soluzioni alternative.
Pare che via Codirossoni (l’attuale CAS) fosse la soluzione trovata allo sgombero dalla ex cartiera di via salaria, che dopo una beguccia burocratica è divenuta un fruttuso affare chiamato  URBAN VALUE by Ninetynine, la società che dal 2009 si è specializzata nella realizzazione di progetti di rigenerazione e di immobili in disuso o abbandonati in particolar modo in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, uno dei più ricchi proprietari immobiliari d’Italia. La società ha dato vita anche ad altre speculazioni sempre a Roma, come PratiBus District e Ragusa Off, negli ex depositi ATAC. Questo dopo che una deportazione di massa aveva diviso gli abitanti spargendoli per i centri di tutta la città ed interland; per alcunx la soluzione trovata è stata dividere le famiglie mandando madri e figlx in dormitori e padri per strada, “soluzione” che alcunx avevano degnamente rifiutato.
Le deportatx a Torremaura dopo alcuni giorni di scarsità di cibo, minacce, insulti ed attacchi alla struttura erano stati ricollocati ancora una volta in luoghi disparati, tra i quali quello di via della Primavera, gestito da Medihospes.
Come avranno vissuto lì?
Prendiamo un esempio: In una stanza di 12 metri quadri con un bagno inutilizzabile e muffa dappertutto. A fianco un’altra stanza simile utilizzata per mettere vestiti e valigie visto che le camere non dispongono di arredo, se non un lettone e un letto singolo dove passano le giornate lui, sua moglie – con un’invalidità certificata al 100% – sua suocera, anche lei con gravi problemi di salute, e  tre bambini. Fino a che un bel giorno arriva una lettera, che dice che il 7 aprile scade tutto, e quindi, in piena pandemia, dove finoranno le persone lì ospitate? Per strada!
Al buon cuore di qualche mediatore e cittadino altruista, una infinita sequela di burocrazia domande e ipocrisia, alcunx di loro son finite in un rifugio della croce rossa.
Deporatati qua e là senza la possibilità di costruirsi una vita per più di qualche anno. Spostati come numeri sui bilanci di associazioni e coperative che ricevono fondi stanziati “per loro”, soldi che loro non vedranno mai. Soldi che lx rendono risorse, merci si potrebbe dire.
E poi ci si chiede come mai la gente non ha più paura ne di un virus ne del fuoco…

Roma- Giovedi 16 Aprile

Posted: Aprile 11th, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Roma- Giovedi 16 Aprile

Giovedì 16 aprile ore 12

presenza solidale davanti il carcere di Rebibbia.
Non può passare altro tempo.
Vogliamo tutte e tutti salvx, tutte e tutti a casa.


SOMMOSSE NEI CENTRI PER MIGRANTI IN MESSICO

Posted: Aprile 11th, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su SOMMOSSE NEI CENTRI PER MIGRANTI IN MESSICO

Rivolta e Desaparicion a Tapachula

il 23 di marzo, a tapachula, chiapas, al confine con il guatemala lx
reclusx della “estacion migratoria siglo xxi” hanno cominciato una
protesta per la prolungazione indefinita dei tempi di detenzione
chiedendo la libertà o il rimpatrio ai propri paesi d’origine. Dato
che la situazione delle misure antipandemiche ne impediva il
rimpatrio. Hanno quindi iniziato a bruciare materassi e minacciato uno
sciopero della fame, così la brigada de seguridad interna de la
Estación Migratoria (formata da agenti federali) e la guardia nacional
è entrata nel centro reprimendo lx rivoltosx con idranti e spray al
peperoncino. Le persone sono state poi portate nei bagni, dove non ci
sono telecamere, e picchiate alcunx sono state fatte sparire (
desaparicion forzada)
Una fonte parla anche di una fuga di massa.


Rivolta nel centro per migranti in Tenosique

Nella notte del 31 marzo, una rivolta ha dato alle fiamme la “Stazione
migratoria” di Tenosique in Tabasco (Messico)
Lx migrantx protestavano contro la mancanza di cibo,la reclusione e il
trattamento disumano oltre che per la paura del contagio del COVID19.
Alcuni materassi e suppellettili sono quindi stati dati alle fiamme.
Lx reclusx raccontano che le guardie lx hanno impedito di uscire
mentre erano minacciatx dalle fiamme.Si sono salvatx sfondando la
porta d’uscita.
Secondo i giornali una persona è morta mentre altre fonti parlano di
due corpi e svariatx intossicatx ricoveratx in ospedale.

La Stazione risulta inagibile quindi sono statx spostatx in due nueve strutture.

Nella loro dichiarazione del giorno seguente chiedono la possibilità
di scegliere dove e con chi passare questa fase di reclusione
collettiva (dovuta alla quarantena1) reclamano diritti e libertà.
Nei primi giorni di aprile hanno ottenuto un rimpatrio per più di
duecento persone provenienti dall’Honduras.

In messico la situazione delle persone migranti è peggiorata
notevolmente, se questo territorio non è mai stato un luogo di
passaggio facile, adesso le politiche di Trump supportate dal governo
di AMLO mettono ancor più le persone migranti in mano al traffico di
esseri umani del narcoestado, chiaramente la chiusura formale delle
frontiere ha reso la situazione ancor più pericolosa e invivibile.

 

 

 

1 Nello stato federale del Messico le autorità chiedono alla
popolazione di restare a casa, ma ad oggi non ci sono sanzioni per chi
non lo fà.Questo perchè la gente vive in larghissima parte di economia
informale.
In ogni caso alcuni stati stanno prendendo misure maggiormente restrittive.


Roma- Aggiornamenti dal Cpr di Ponte Galeria

Posted: Aprile 10th, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Roma- Aggiornamenti dal Cpr di Ponte Galeria
8 aprile
Le donne recluse ci fanno sapere che finalmente all’interno sono state fatte uscire gran parte delle recluse e si contano una quindicina di persone.
Purtroppo nessuna notizia dal maschile.
Le organizzazioni possono nuovamente entrare e gli operatori sono dotati di presidi (mascherine, guanti).
Violenze e grida evidenziano come la situazione si sia fatta più che insopportabile per alcune di loro. alx avvocatx non è lasciato spazio per intervenire e la routine della reclusione continua spietata.
FUOCO A CPR E GALERE!
PER LA LIBERTÀ DI TUTTX

GRADISCA- LE CONTRADDIZIONI CHE AFFIORANO: Aggiornamenti

Posted: Aprile 9th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su GRADISCA- LE CONTRADDIZIONI CHE AFFIORANO: Aggiornamenti

08.04.2020

Ancora una volta, nel CPR di Gradisca D’Isonzo, l’intensificarsi del clima di terrore risulta essere l’unica via praticata per tenere sotto controllo la situazione all’interno: nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione delle testimonianze dell’ultimo pestaggio avvenuto
all’interno del CPR, a diversi detenuti sono stati requisiti i telefoni,
con l’obiettivo di poter individuare i “responsabili” della fuoriuscita
delle informazioni. Si tratta di dinamiche già viste tre mesi fa, subito
dopo la morte di Vakhtang Enukidze, quando i reclusi tentarono di smentire la narrazione ufficiale, che attribuiva a una “rissa tra detenuti” le cause della morte all’interno della struttura. In quel caso, a tutti i reclusi,
molti dei quali avevano raccontato del pestaggio che Vakhtang aveva subito da parte delle guardie del CPR,vennero temporaneamente sottratti i
cellulari, mentre la quasi totalità dei testimoni venne rimpatriata, anche
verso Paesi dittatoriali come l’Egitto.
Il sequestro dei cellulari, in quel caso, fu definito dalla procura come “una bonifica” con lo scopo di favorire le indagini.
In una struttura in cui gran parte dei pestaggi non possono essere
attestati, poiché avvengono intenzionalmente in zone non coperte dalle
telecamere, si continua a reprimere oltre che fisicamente anche
psicologicamente attraverso ritorsioni come quella di togliere l’unico
mezzo che le persone detenute hanno per comunicare con i propri familiari.
Nell’ultimo video che abbiamo pubblicato si vede immortalato un ragazzo accasciato per terra a seguito di un pestaggio. Attualmente sta ancora male; ci dicono essere pieno di lividi e di non aver ricevuto le cure
mediche adeguate. Ci raccontano che il pestaggio in questione aveva
coinvolto anche un’altra persona e che, in entrambi casi, il “motivo”
sarebbe una sorta di rivolta nella quale i due avevano” bloccato i
lucchetti delle porte per non farli entrare o agli operatori”. I detenuti
ci raccontano che una volta entrati, i poliziotti hanno picchiato i due
ragazzi in un punto cieco, privo di telecamere; hanno quindi sedato il
ragazzo presente nel video e portato in ospedale,riconducendo le condizioni fisiche a un “episodio di autolesionismo”; infine, ci riferiscono che una volta riportato nel CPR, i poliziotti hanno sporto denuncia contro di lui.La pratica del pestaggio nei punti ciechi ci è già stata raccontata molte volte. Il 19 gennaio, al presidio a seguito della morte di Vakhtang, tutte le persone presenti ricorderanno le continue chiamate che ci arrivavano dai detenuti terrorizzati, i quali ci raccontavano che venivano presi uno a uno, buttati fuori dalle celle, picchiati e rimessi dentro.
Ad oggi, né l’impossibilità di garantire condizioni sanitarie sicure né il
blocco delle deportazioni nei Paesi d’origine (che annulla la funzione
ufficiale dei CPR) appaiono sufficienti a far chiudere i CPR o
quantomeno a bloccare gli arrivi nelle strutture: risale a soli tre giorni fa l’ultimo ingresso all’interno della struttura. Dopo esser stato sanzionato per l’illecito amministrativo della violazione delle norme anti–contagio a Udine, un ragazzo di 24 anni è stato infatti rinchiuso nel CPR di Gradisca, la stessa struttura in cui era stato certificato un caso positivo al Coronavirus.

In un’intervista a Repubblica del 4 aprile, dopo delle considerazioni
generali sul rischio di contagio nel CPR e nel CARA, la sindaca di Gradisca Linda Tomasinsig (PD) dichiarava: «Ma quello che io temo, e su cui sto cercando di richiamare l’attenzione, è: cosa succede ai reclusi se, scaduta la decorrenza dei termini, vengono messi fuori». Il giorno seguente, in un’intervista apparsa sul Piccolo dichiarava : «Le persone rilasciate non avendo né mezzi, né rete familiare, si trovano a vagare nel comune o in quelli limitrofi dormendo all’addiaccio».
Questo tipo di narrazione identifica implicitamente le persone recluse con
dei potenziali untori che, una volta liberati dalla loro prigione, escono a
infettare la cittadinanza gradiscana. Inoltre, riduce le persone detenute
ad una massa di nullatenenti, parassiti dello Stato e senza famigliari ed
amici a cui rivolgersi, come invece avremmo tutti noi se liberati da un
posto del genere.  Il discorso della sindaca ha connotati spudoratamente
razzisti, degni di un partito di estrema destra; infatti, la Lega
gradiscana dal canto suo sostiene che la liberazione dei detenuti del CPR scatenerebbe *sicuramente* un contagio fuori controllo nella popolazione.
In realtà, le cose stanno proprio al contrario: sono le guardie e i
lavoratori del CPR che, entrando nel lager, possono portare il contagio
alle persone recluse, creando un problema di salute pubblica. Nel CPR, il
contagio si diffonderebbe molto velocemente, date le condizioni di
promiscuità in cui si è costretti a vivere là dentro anche durante questa
fase di distanziamento sociale, e quindi le risorse sanitarie necessarie
per far fronte alla situazione sarebbero maggiori, a meno che l’idea non si
a abbandonare i reclusi malati a sé stessi.
Inoltre, chiunque abbia una minima conoscenza della realtà dei reclusi nei
CPR sa che la maggioranza dei detenuti sono persone che sanno la nostra
lingua, che hanno lavorato in Italia per anni, che hanno in Italia famiglia
e affetti e che non hanno alcun interesse a fermarsi a Gradisca d’Isonzo.
Sono persone che hanno avuto la sfortuna di aver ricevuto un controllo dei documenti in un momento in cui c’era un posto libero in qualche CPR, ma che condividono con decine di migliaia di altre persone in Italia la difficoltà nell’avere un documento regolare e il conseguente ricatto del CPR. Per esempio, la settimana scorsa è stato liberato un ragazzo, detenuto da 4 mesi, che ha potuto così raggiungere la sua compagna incinta e le sue due figlie piccole.

Oltre al CPR, a Gradisca esiste il CARA limitrofo in cui la situazione è
molto pericolosa: al momento vi sono confinate 180 persone,
costrettein condizioni simili a quelle dei reclusi nel CPR, a causa delle misure repressive e di controllo adottate con lo stato d’emergenza. La vita dei reclusi è a rischio, anche per questo chiediamo la loro immediata liberazione. L’unica persona che è noto si sia fermata a Gradisca dopo la liberazione dal CPR è stata portata più volte al CARA dal quale se n’è andata preferendo la strada, come ha dichiarato la stessa sindaca in un’altra intervista al Piccolo.

In un momento come quello attuale, l’esistenza di una struttura come il CPR si palesa in tutte le sue paradossali contraddizioni. Continueremo a
sostenere la lotta dei reclusi fin quando non vedremo tutti i muri dei CPR
cadere.

Fonte: https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/04/08/le-contraddizioni-che-affiorano-aggiornamenti-da-gradisca-08-04-2020/


Roma- Fine dello sciopero della fame nel CPR

Posted: Aprile 2nd, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma- Fine dello sciopero della fame nel CPR
 
31.03.2020
Dall’interno le ragazze comunicano che lo sciopero della fame e della sete si è interrotto ma le richieste non sono state ascoltate.
Non ci sono nuovo ingressi e ogni giorno vengono viste uscire una o due ragazze, non ci hanno saputo dire la motivazione ma probabilmente liberate con qualche provvedimento ( probabilmente fogli di via) visto che i rimpatri sono fermi.
Nella struttura entrano o escono solo le/gli operatrici/ori e le ragazze hanno paura perché non tutt* hanno le mascherine.
Ci dicono che sono ancora rinchiuse nella stanza e preferiscono non uscire.
Qui una corrispondenza sulla situazione per Radio Blackout 

Roma- Sciopero della Fame al CPR

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma- Sciopero della Fame al CPR
Nel CPR di Ponte Galeria sono rinchiuse meno di cento persone. Circa venti le ragazze.
A due donne marocchine è stato convalidato il trattenimento, mentre altre due sono state liberate dal Tribunale di Roma in base all’emergenza sanitaria.
Dal 25 marzo quattro ragazze hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete.
Tra di loro anche la ragazza che qualche giorno fa aveva bevuto candeggina per protesta ed era stata trasportata in ospedale.
Le ragazze chiedono di uscire perché non si sentono sicure all’interno e sono stanche di vivere in quelle condizioni.
Al momento le ragazze dicono di sentirsi bene.
Il direttore e le/gli operatrici/tori sono stati informati dello sciopero e delle motivazioni ma non stanno facendo nulla.
Il medico interno le tiene sotto controllo misurando giornalmente peso e pressione.
Gli avvocati hanno problemi nella richiesta dei documenti con gli uffici chiusi per l’emergenza, mentre ad alcune ragazze la detenzione viene prorogata di mese in mese.
La situazione è critica anche per le comunicazioni con l’esterno. Una madre reclusa da quattro mesi non riesce ad avere notizie dei figli, minorenni, rinchiusi in comunità.
Da qualche giorno non risultano nuove entrate nel CPR.
LIBERTÀ PER TUTTX
FUOCO ALLE GALERE

Gradisca- Sciopero della Fame nel C.P.R.

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Gradisca- Sciopero della Fame nel C.P.R.

Ci arriva la notizia che diverse persone nella zona rossa del CPR di
Gradisca sono in sciopero della fame dal 23 marzo 2020.
Le motivazioni della protesta sono:

1. La pessima qualità del cibo, probabilmente scaduto, che sta
provocando a tutti i detenuti problemi intestinali da giorni ;
2. Le condizioni igieniche del Cpr e l’impossibilità di avere vestiti e
lenzuola pulite e prodotti per l’igiene personale (come uno shampoo);
3. La paura per la diffusione, all’interno del centro, del Coronavirus:
fino a 5 giorni fa, hanno continuato a portare dentro persone nuove,
nonostante si fosse raggiunto il limite di capienza. Chiunque entri nel
centro, compresi gli operatori e chi distribuisce il cibo, potrebbe essere
portatore del virus.
4. La volontà di uscire dal CPR per poter tornare alle loro case.

Per noi dell’Assemblea no CPR – no frontiere FVG, l’emergenza Coronavirus
rende ancora più evidente come vivere dentro i centri di internamento, come
anche all’interno di tutte le altre carceri,  sia insostenibile. Di fronte
al rischio per la vita di centinaia di persone, di trattenute/i e di
prigionieri/e, chiediamo la liberazione immediata di tutti i reclusi e le
recluse nei CPR e nelle carceri.

 

fonte:
https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/03/24/sciopero-della-fame/


Roma – Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria

Posted: Marzo 28th, 2020 | Author: | Filed under: Aggiornamenti, General | Commenti disabilitati su Roma – Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria


Dall’interno ci dicono che ora non ci sono rivolte, ma alcune ragazze sono rinchiuse volontariamente nelle loro stanze perché hanno paura di contagiarsi a causa del virus.
Ci raccontano però che 2 giorni fa una ragazza tunisina ha bevuto della candeggina ed è stata portata in ospedale da dove non ha ancora fatto ritorno e di cui, per ora, non si hanno notizie.
Dopo questo fatto il Direttore è andato a parlare con le recluse, le quali hanno chiesto condizioni migliori (cibo, cure ) e hanno espresso la loro paura per il contagio, ma sembra che il Direttore abbia fatto orecchie da mercante e se ne sia andato rivolgendo loro un solo “mi dispiace”.
Sembra che negli ultimi giorni non siano entrate nuove ragazze, ci dicono però che ieri sono stati portati dentro due uomini, ma non si hanno notizie dalla sezione maschile.

Da altre fonti, siamo venute a conoscenza del fatto che le donne all’interno del CPR sono 30 di varie nazionalità, tra cui 10 da Marocco e Tunisia. Gli ingressi nel Cpr sono fermi, ma comunque continuano a convalidare.
Né associazioni, né avvocati possono entrare a Ponte Galeria. Gli unici che hanno l’autorizzazione a farlo sono la “comunità di Sant Egidio”; le ragazze però ci dicono che fino ad ora non hanno visto nessuno, neanche loro.


Iniziativa @ 100celle aperte

Posted: Marzo 4th, 2020 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Iniziativa @ 100celle aperte